IL SEGRETO AMMIRABILE DEL
SANTO ROSARIO
PER CONVERTIRSI E SALVARSI di San Luigi Maria Grignion De Montfort
L'eccellenza del Santo Rosario nell'origine e nel nome
[9] Il Rosario contiene due elementi:
l'orazione mentale e l'orazione vocale. La mentale consiste nella meditazione
dei principali misteri della vita, della morte e della gloria di Gesù
Cristo e della sua santissima Madre. La vocale consiste nel dire quindici
decine di Ave Maria, ognuna preceduta da un Pater, meditando e contemplando
in pari tempo le quindici principali virtù praticate da Gesù
e da Maria nei quindici misteri del santo Rosario. ROSA SECONDA [10] Il santo Rosario, essendo sostanzialmente composto della preghiera di Cristo Gesù e della salutazione angelica - il Pater e l'Ave - e della meditazione dei misteri di Gesù e di Maria, è senza dubbio la prima e la principale devozione in uso presso i fedeli, dal tempo degli Apostoli e dei primi discepoli, dì secolo in secolo giunta fino a noi. [11] Tuttavia, nella forma e nel metodo
in cui è recitato attualmente, fu ispirato alla Chiesa e suggerito
dalla Vergine a san Domenico per convertire gli Albigesi e i peccatori,
soltanto nel 1214, nel modo che sto per dire, così come lo riferisce
il beato Alano della Rupe nel suo celebre libro De Dignitate psalterii. ROSA TERZA [12] Questo prodigioso stabilirsi del santo Rosario, che ricorda un poco. il modo con cui Dio promulgo la Legge sul Sinai, mostra con chiarezza l'eccellenza di questa sublime pratica. San Domenico, ispirato dallo Spirito Santo, istruito dalla Vergine e dalla sua personale esperienza, fin che visse predicò il Rosario con l'esempio e con la parola, nelle città e nelle campagne, ai grandi e ai piccoli, ai sapienti ed agli ignoranti ai cattolici ed agli eretici. Il santo Rosario, ch'egli recitava ogni giorno, era la sua preparazione alla predica e il suo appuntamento dopo la predicazione. [13] Un giorno - ricorreva la festa di san Giovanni Evangelista - il Santo stava in una cappella dietro l'altare maggiore della cattedrale di Notre-Dame a Parigi e recitava il santo Rosario per prepararsi a predicare. La Vergine gli apparve e disse: “Domenico, la predica che, hai preparato è buona, ma molto migliore è questa che ti pre-sento”. San Domenico riceve dalle mani di lei il libro in cui è scritto il discorso, lo legge, lo gusta, lo fa suo e ringrazia la Vergine santa. All'ora della predica sale sul pulpito e, dopo aver detto in lode di san Giovanni Evangelista soltanto ch'egli aveva meritato di essere il custode della Regina del cielo, dichiara all'illustre uditorio dei grandi e dei dottori abituati a discorsi singolari e forbiti, che avrebbe continuato non con le dotte parole della sapienza umana, ma con la semplicità e la forza dello Spirito Santo. E li intrattenne sul Rosario, spiegando loro, parola per parola come avrebbe fatto parlando a fanciulli, il Saluto angelico, servendosi dei pensieri e degli argomenti molto semplici letti sul foglio che gli era stato consegnato dalla Madonna. [14] Il fatto è stato tolto, almeno in parte, dal libro del beato Alano della Rupe: De Dignitate Psalterii, e così riferito dal Cartagena: Il beato Alano afferma che san Domenico gli disse un giorno in una rivelazione: “Figlio mio, tu predichi, e sta, bene; ma perché tu non abbia a ricercare la lode umana più che la salvezza delle anime, ascolta quanto mi accadde a Parigi. Dovevo predicare nella grande chiesa dedicata alla beata Vergine Maria e volevo parlare in modo ingegnoso, non per orgoglio ma per riguardo alla qualità elettissirna degli uditori. Mentre pregavo, come ero solito per un'ora circa prima del discorso, recitando il Rosario, fui rapito in estasi: vidi la divina Madre, mia amica, porgermi - un libretto e dirmi: "Domenico, per quanto sia ben fatto il discorso che conti di tenere, io te ne porto uno molto migliore". Tutto lieto prendo, il libro, me lo leggo per intero e, come ella aveva detto, vi trovo ciò che bisognava predicare. La ringraziai di cuore. Venuta l'ora di predicare, avevo davanti l'intera Università di Parigi ed un gran numero di signori, informati o testimoni essi pure, delle meraviglie operate dal Signore per mio mezzo. Salgo all'ambone. Era la festività di san Giovanni evangelista, ma dell'apostolo io mi limito a dire che meritò di essere prescelto come custode della Regina del cielo. Poi passai a dire così all'uditorio: "Signori e Maestri illustri; voi siete abituati ad ascoltare discorsi eleganti ed elevati, però oggi non voglio rivolgervi le dotte parole della sapienza umana, ma rivelarvi lo Spirito di Dio e la sua forza"”. E allora, nota Cartagena insieme al beato Alano, S. Domenico, spiegò, con paragoni e similitudini familiari, la salutazione angelica. [15] Lo stesso beato Alano della Rupe, come riferisce ancora il Cartagena, racconta di parecchie altre apparizioni di Nostro Signore e della Vergine Santa a san Domenico per stimolarlo ed infervorarlo sempre più a predicare il santo Rosario perché il peccato sia distrutto e i peccatori e gli eretici si convertano. Ad un certo punto il Cartagena scrive: “Il Beato Alano racconta che la Madonna gli rivelò come suo Figlio Gesù Cristo era apparso a san Domenico, e gli aveva detto: “Domenico, io mi compiaccio nel constatare che non ti appoggi sulla tua personale sapienza, che lavori con umiltà alla salvezza delle anime e non cerchi di piacere agli uomini vani. Molti predicatori, invece, usano fin dal principio tuonare contro i peccati più gravi, ignorando che prima di somministrare un rimedio disgustoso bisogna disporre il malato a riceverlo e a profittarne. Per questo devono innanzitutto esortare gli uditori ad amare la preghiera e specialmente il salterio angelico. Se tutti incominceranno a pregare così, senza dubbio la divina clemenza sarà propizia a quanti persevereranno. Predica dunque il mio Rosario”. [16] Ed altrove dice: “Tutti i predicatori, all'inizio del discorso, fanno recitare ai fedeli la salutazione angelica per ottenere il favore divino. Questa usanza proviene da una rivelazione. fatta dalla Vergine a san Domenico: "Figlio mio - gli disse - non meravigliarti se non riesci nella tua predicazione: tu lavori su un terreno non ancora irrigato dalla pioggia. Sappi che quando Dio volle rinnovare il mondo mandò prima la pioggia, cioè la salutazione angelica: in tal modo il mondo fu riformato. Nelle tue prediche esorta dunque a recitare il Rosario e raccoglierai grandi frutti per le anime”. Così fece sempre san Domenico e ciò spiega il pieno successo della sua predicazione". [17] Mi sono permesso di riferire parola
per parola questi passi (tradotti dal latino) di buoni autori per comodità
dei predicatori e delle persone istruite che potrebbero mettere in dubbio
la meravigliosa efficacia del santo Rosario. ROSA QUARTA [18] Siccome ogni cosa, anche la più
santa, quando dipende soprattutto dalla volontà degli uomini,
è soggetta a mutamento, non bisogna meravigliarsi se la Confraternita
del santo Rosario perseverò nel fervore primitivo solo per lo
spazio di circa cento anni dalla sua istituzione; in seguito essa fu
quasi sepolta nell'oblio. All'abbandono del santo Rosario, contribuirono
senza dubbio la malizia e l'invidia del demonio che volle arrestare
il corso delle grazie di Dio attirate sul mondo da tale devozione. [19] Quando finalmente, per divina misericordia,
queste calamità cessarono, la Vergine Santa ordinò al
Beato Alano della Rupe, illustre dottore e predicatore di fama dell'Ordine
di S. Domenico del convento di Dinan, in Bretagna, di rinnovare l'antica
Confraternita del santo Rosario; così, per disposizione della
Vergine, l'onore di ristabilire la nota Confraternita, toccò
a un religioso della stessa provincia dove essa era nata. [20] Anche, la Vergine santa, gli disse
un giorno per animarlo sempre più a predicare il Rosario: “Tu
sei stato un grande peccatore in gioventù, ma io ottenni da mio
Figlio la tua conversione, ho pregato per te ed avrei perfino desiderato,
se ciò fosse stato possibile, di soffrire ogni sorta di pene
per salvarti, perché i peccatori convertiti sono la mia gloria
e per renderti degno di predicare dovunque il mio Rosario”. ROSA QUINTA [21] Strettamente parlando c'è
un solo tipo di confraternita del Rosario di 150 Ave Maria. Ma se si
considera il fervore delle differenti persone che praticano questa devozione,
ve ne sono di tre specie: quella del Rosario comune o ordinario, quella
del Rosario perpetuo, e quella del Rosario quotidiano. ROSA SESTA [22] Da quando san Domenico istituì
questa devozione e sino al 1460, anno in cui il beato Alano della Rupe
la rinnovò per ordine del cielo essa è detta Salterio
di Gesù e di Maria, sia perché contiene tante salutazioni
angeliche quanti salmi ha il salterio di Davide, sia perché i
semplici e gli ignoranti che non possono recitare il Salterio di Davide,
ricavano dalla recita del Rosario lo stesso frutto che si ottiene con
la recita dei salmi. Anzi un frutto più abbondante: Ecco quanto riferisce a questo proposito
il dotto Cartagena: “L'illustrissimo scrittore d'Aix-La-Chapelle
(J. Beyssel) dice nel suo libro La corona di rose dedicato all'imperatore
Massimiliano: Non si può sostenere che il saluto mariano sia
di recente invenzione, ma sorse e si diffuse con la Chiesa stessa. Infatti
alle prime origini della Chiesa i fedeli più istruiti celebravano
le lodi divine con la triplice cinquantina dei salmi di David. Tra i
semplici, che trovavano parecchie difficoltà nel servizio divino,
nacque una santa emulazione... Essi pensarono, e giustamente, che nel
celeste elogio (del Rosario) sono inclusi tutti i misteri divini dei
salmi; soprattutto perché i salmi cantavano Colui che doveva
venire mentre questa formula di preghiera si rivolge a Lui già
venuto. [23] Il Salterio o Rosario della Vergine
si compone di tre corone ognuna composta di cinque decine, allo scopo:
ROSA SETTIMA [24] Da quando il beato Alano della Rupe
rinnovò questa devozione, la voce del popolo, che è voce
di Dio, la chiamò “Rosario”, cioè corona di
rose; e ciò per significare che ogni qual volta si recita devotamente
il Rosario si pone in capo a Gesù e a Maria una corona di 153
rose bianche e di 16 rosse del paradiso, che non perderanno mai la loro
bellezza e il loro splendore. [25] Il fratello Alfonso Rodriguez della
Compagnia di Gesù, recitava il Rosario con tale ardore che vedeva
non di rado uscire dalla sua bocca ad ogni Pater una rosa vermiglia
e ad ogni Ave Maria una rosa bianca, uguale in bellezza e fragranza,
diversa solo nel colore. ROSA OTTAVA [26] Non è possibile dire quanto
la Vergine santa stimi il Rosario più di tutte le devozioni,
quanto sia magnanima nel ricompensare chi lo predica, lo stabilisce
e lo recita e, al contrario, quanto sia terribile contro chi lo avversa. [27] E che dirò del beato Alano
della Rupe, restauratore di questa devozione? La Vergine santa l'onorò
più volte di sue visite per istruirlo sui mezzi di assicurarsi
la propria salvezza, di diventare un buon sacerdote, religioso perfetto
ed imitatore di Gesù Cristo. Nelle tentazioni e orribili persecuzioni
dei demoni che lo riducevano ad una estrema tristezza, quasi alla disperazione,
ella lo consolava, dissipando, con la sua soave presenza, nubi e tenebre.
Fu lei che gli insegnò il metodo per dire il Rosario, l'istruì
sulla eccellenza e sui frutti; lo insignì del glorioso titolo
di suo novello sposo, e come pegno del suo casto affetto gli mise al
dito un anello, al collo una collana fatta dei suoi capelli e gli diede
una corona. [28] Il demonio, geloso dei grandi frutti
che il beato Tommaso di San Giovanni, esimio predicatore del Rosario,
otteneva con questa pratica, gli causò con i maltrattamenti una
lunga e noiosa malattia dichiarata dai medici senza speranza di guarigione.
Una notte credette di morire quando il demonio gli apparve sotto orride
sembianze. Egli alzò lo sguardo verso un'immagine della Vergine
posta a capo del letto, e gridò con tutte le forze: “Aiutami,
soccorrimi, o mia dolcissima Madre”. [29] La Vergine santa non favorisce solo
i predicatori del Rosario: ella ricompensa con magnificenza anche chi,
con l'esempio, attira gli altri a questa devozione. ROSA NONA [30] Vediamo ora che ingiustizia sia
di impedire il progresso della Confraternita del Rosario e con quali
castighi Dio ha punito gli infelici che hanno disprezzato e voluto distruggerla.
Benché la devozione al Rosario sia stata autorizzata dal cielo
con molti prodigi e sia stata approvata dalla Chiesa con bolle pontificie,
non mancano neppur oggi libertini, empi e spiriti forti che si adoperano
a screditare la Confraternita del Rosario o almeno ad allontanarne i
fedeli. E' -facile constatare che le loro lingue sono infette di veleno
infernale e che essi sono mossi dallo spirito maligno; nessuno infatti,
potrebbe disapprovare il Rosario senza condannare quanto la religione
cristiana ha di più pio, cioè l'orazione domenicale, la
salutazione angelica, i misteri della vita, della morte e della gloria
di Cristo Gesù e della santa sua Madre. [31] Mentre San Domenico predicava questa devozione in Carcassona, un eretico metteva in ridicolo i miracoli e i quindici misteri del Rosario: ciò impediva la conversione degli eretici. In punizione Dio permise a quindicimila demoni di possederlo. I suoi genitori, allora, lo condussero dal Santo affinché lo liberasse dagli spiriti maligni. Egli si mise in preghiera ed esortò la folla a recitare con lui ad alta voce il Rosario. Ed ecco che ad ogni Ave Maria la Vergine scacciava dal corpo dell'eretico cento demoni sotto forma di carboni ardenti. Completamente liberato quell'infelice abiurò i suoi errori, si convertì e volle iscriversi nella Confraternita del Rosario, seguito da molti correligionari, scossi dal castigo e dalla forza del Rosario. [321 Il dotto Cartagena, dell'Ordine
di san Francesco, riferisce con molti altri autori, che nel 1482, quando
il venerabile Padre Giacomo Sprenger ed i suoi religiosi lavoravano
con grande zelo per ristabilite la devozione e la Confraternita del
Rosario a Colonia, due celebri predicatori, gelosi dei grandi frutti
che quelli traevano da questa pratica, presero a screditarla nei propri
discorsi, e poiché erano di grande talento e godevano larga stima,
distoglievano molti dall'entrare nella Confraternita. Uno dei due, anzi,
per meglio riuscire nel perverso intento, compose un appropriato discorso
da tenere in domenica. Venuta l'ora della predica egli non comparve;
lo si attese, lo si cercò e fu trovato morto senza che nessuno
l'avesse potuto assistere. ROSA DECIMA [33] Sono certo che gli spiriti forti
e critici del nostro tempo, leggendo questi racconti, ne metteranno
in dubbio l'autenticità, come sempre usano fare. Eppure io altro
non ho fatto che trascriverli da buoni autori contemporanei e in parte
da un recente libro del padre domenicano Antonino Thomas, intitolato
Il Roseto mistico. Tutti sanno, del resto, che esistono tre specie di
fede da prestate ai vari racconti. Agli avvenimenti narrati dalla Sacra
Scrittura dobbiamo una fede divina; ai racconti profani che non ripugnano
alla ragione e che sono scritti da seri autori, una fede umana, ai racconti
pii riferiti da autori ponderati, non contrari alla ragione né
alla fede o alla morale, anche se talvolta sono straordinari, dobbiamo
una fede pia.
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