IL SEGRETO AMMIRABILE DEL SANTO ROSARIO
PER CONVERTIRSI E SALVARSI di San Luigi Maria Grignion De Montfort
[60] Cosa sacra che difficilmente si
può comprendere è un mistero. Le opere di Cristo Gesù
sono tutte sacre e divine, perché Egli è uomo e Dio insieme;
quelle della Vergine sono santissime, perché ella è la
più perfetta fra tutte le pure creature. Ben a ragione le opere
di Gesù e della sua santa Madre sono dette “misteri”
perché sono ricolme delle innumerevoli meraviglie, perfezioni,
delle sublimi e profonde istruzioni che lo Spirito Santo rivela agli
umili ed ai semplici che le apprezzano. [61] San Domenico distribuì la
vita di Nostro Signore e della Vergine santa in quindici misteri che
ci presentano le loro virtù e le principali azioni; sono quindici
quadri, le cui scene ci devono servire di regola e di guida nel nostro
modo di vivere; quindici fiaccole per far luce ai nostri passi in questo
mondo; quindici specchi luminosi adatti per conoscere Gesù e
Maria, per conoscere noi stessi e per accendere nel nostro cuore il
fuoco del loro amore; quindici fornaci per consumarci totalmente nelle
loro celesti fiamme. [62] La prima parte del Rosario contiene cinque misteri: il primo è l'Annunciazione dell'Arcangelo Gabriele alla Vergine, il secondo è la Visitazione di Maria a santa Elisabetta, il terzo è la Nascita di Gesù Cristo, il quarto è la Presentazione del bambino Gesù al tempio e la Purificazione della santa Vergine, il quinto, il Ritrovamento di Gesù nel tempio fra i dottori. Si chiamano gaudiosi questi misteri a causa della gioia che recarono all'universo intero: la Vergine santa e gli Angeli furono inondati di gioia nel felice istante in cui il Figlio di Dio si incarnò; santa Elisabetta e san Giovanni Battista furono ripieni di gioia per la visita di Gesù e di Maria; il cielo e la terra si rallegrarono alla nascita del Salvatore; Simeone fu consolato e ripieno di letizia quando ricevette Gesù fra le braccia; i dottori erano rapiti di ammirazione nell'ascoltare le risposte di Gesù. E chi saprà esprimere la gioia di Maria e di Giuseppe nel ritrovare Gesù dopo tre giorni di assenza? [63] La seconda parte del Rosario si compone anch'essa di cinque misteri, detti Misteri dolorosi perché ci presentano Gesù oppresso dalla tristezza, coperto di piaghe, carico di obbrobri, di dolori e di tormenti. Il primo di tali misteri è la preghiera di Gesù e la sua Agonia nel giardino degli Ulivi; il secondo, la sua Flagellazione; il terzo, la sua Incoronazione dì spine; lì quarto, la salita di Gesù al Calvario, carico della croce; il quinto, la sua crocifissione e morte sul Calvario. [64] La terza parte del Rosario contiene
cinque altri misteri detti gloriosi perché in essi contempliamo
Gesù e Maria nel trionfo e nella gloria. Il primo è la
Risurrezione di Cristo Gesù il secondo, la sua Ascensione al
cielo; il terzo, la Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli; il quarto,
l'Assunzione della gloriosa Vergine Maria; il quinto, la sua Incoronazione. ROSA VENTIDUESIMA [65] Precipua cura dell'anima cristiana
è di tendere alla perfeziono: Fatevi, dunque, imitatori di Dio
quali figli carissimi (Ef 5,1), ci dice il grande Apostolo. [66] Per aiutarci nell'importante opera della nostra predestinazione, la Vergine santa ordinò a san Domenico di esporre ai devoti del Rosario i sacri misteri della vita di Gesù Cristo non soltanto perché adorino e glorifichino Nostro Signore, ma soprattutto perché regolino la loro vita sulle opere e virtù di Lui. Come i bambini, infatti, imitano i loro genitori osservandoli e conversando con loro e ne imparano il modo di esprimersi ascoltandoli parlare; come un apprendista impara l'arte guardando lavorare il maestro, così i fedeli confratelli del Rosario, meditando devotamente le virtù di Gesù Cristo nei quindici misteri della sua vita, diventano somiglianti al divino Maestro con l'aiuto della sua grazia e per l'intercessione della Vergine santa. [67] Se Mosè ordinò al
popolo ebreo da parte di Dio stesso di non dimenticare mai i benefici
di cui l'aveva colmato, con maggior ragione il Figlio di Dio può
comandarci di imprimere nel nostro cuore e di avere costantemente davanti
agli occhi i misteri della sua vita, passione e gloria, poiché
questi sono altrettanti benefici dei quali ci favorì e con i
quali ci mostrò l'eccesso del suo amore per la nostra salvezza. ROSA VENTITREESIMA [68] Gesù, il divino sposo dell'anima nostra, l'amico dolcissimo, desidera che ricordiamo i suoi benefici e li stimiamo sopra ogni cosa. Egli prova una gioia sovrabbondante, come la Vergine e tutti i Santi del Paradiso, quando noi meditiamo devotamente e con affetto i misteri del Rosario che sono gli effetti più evidenti del suo amore per noi e i doni più ricchi ch'egli potesse farei, poiché è proprio per tali doni che la Vergine stessa e tutti i Santi godono della gloria eterna. La beata Angela da Foligno un giorno pregò Nostro Signore che le insegnasse con quale esercizio avrebbe potuto onorarlo meglio. E Gesù le apparve appeso alla croce e le disse: “Figlia mia, osserva le mie piaghe”. E così ella apprese dall'amabilissimo Salvatore che nulla gli era più gradito quanto la meditazione sulle sue sofferenze. Poi Gesù le mostrò le ferite del capo, le rivelò parecchi particolari dei tormenti patiti, e soggiunse: “Tutto questo ho sofferto per la tua salvezza; che cosa puoi fare tu che uguagli il mio amore per te?”. [69] Il santo Sacrificio della Messa
onora infinitamente la Santissima Trinità perché è
rappresentazione della Passione di Gesù Cristo ed è offerta
da parte nostra dei meriti della sua obbedienza, delle sofferenze e
del sangue suo. L'intera Corte celeste ne riceve, anch'essa, sovrabbondanza
di gloria; parecchi autori, con san Tommaso, ci parlano, per lo stesso
motivo, della gioia degli Angeli nel vedere i fedeli accostarsi alla
comunione sia perché il SS. Sacramento è il memoriale
della Passione e della Morte di Cristo Gesù, sia perché
con tale mezzo gli uomini partecipano ai frutti della redenzione e assicurano
la propria salvezza. [70] Il Vangelo ci assicura che un peccatore
che si converte e fa penitenza procura gioia a tutti gli Angeli. Se
per rallegrare gli Angeli basta che un peccatore lasci le vie del peccato
e ne faccia penitenza, quale gioia, quale giubilo sarà per l'intera
Corte celeste, quale gloria per Gesù stesso vederci qui in terra
meditare devotamente e con amore le sue umiliazioni, i suoi tormenti,
la sua morte crudele e ignominiosa? Vi può essere, forse, qualcosa
di più efficace per commuoverci e indurci a sincera penitenza? ROSA VENTIQUATTRESIMA [71] I santi facevano oggetto principale
di studio la vita di Gesù Cristo e ne meditavano le virtù
e patimenti: è così che giunsero alla perfezione cristiana. [72] Anche la santissima Madre del Salvatore
meditò durante tutta la sua vita, sulle virtù e le sofferenze
del Figlio. Quando, alla nascita di Lui, udì gli Angeli cantare
l'inno di gioia, quando vide i pastori adorarlo nella stalla, la sua
anima, rapita di ammirazione, meditava su tutte quelle meraviglie: ella
paragonava le grandezze del Verbo incarnato al suo profondo abbassamento;
la paglia e la mangiatoia col trono e il seno del Padre; la potenza
di Dio con la debolezza di un bambino, la sapienza di lui con la semplicità. [73] Dopo l'Ascensione di Gesù, la Madonna trascorse il resto della vita nel visitare i luoghi santificati dal Salvatore con la sua presenza e i suoi tormenti. E ivi meditava sull'eccesso della sua carità e sui rigori della passione. Lo stesso esercizio fece santa Maria Maddalena nei trent'anni che visse solitaria nella grotta della “Sainte-Baume”. San Girolamo dice che questa era anche la devozione dei primi fedeli: “da tutti i paesi del mondo - egli scrive - venivano in Terra santa per imprimersi più profondamente nel cuore l'amore e il ricordo del Salvatore degli uomini, alla vista degli oggetti e dei luoghi consacrati dalla nascita, dalle fatiche, dalle sofferenze e dalla morte di Lui”. [74] Tutti i cristiani hanno una sola
fede, adorano un solo Dio, sperano la stessa felicità nel cielo;
tutti conoscono un solo Mediatore, Gesù Cristo; tutti, dunque,
devono imitare questo divino modello e perciò considerare i misteri
della sua vita, delle virtù e della sua gloria. ROSA VENTICINQUESIMA [75] Nessuno mai potrà comprendere i tesori mirabili di santificazione contenuti nelle preghiere e nei misteri del Rosario. La meditazione dei misteri della vita e della morte di Nostro Signore Gesù Cristo è sorgente dei più meravigliosi frutti per chi vi si applica. Oggi si vogliono cose che colpiscano, che com-muovano, che producano nell'animo impressioni profonde. Ma esiste mai al mondo una storia più commovente di quella stupenda del Redentore che si dispiega al nostro sguardo in quindici quadri che ricordano le grandi scene della vita, morte, gloria del Salvatore del mondo? Quali preghiere sono più eccellenti e più sublimi dell'orazione domenicale e dell'Ave dell'Angelo? In esse sono racchiusi tutti i nostri desideri, tutti i nostri bisogni. [76] La meditazione dei misteri e delle
preghiere del Rosario è la più facile fra tutte le orazioni
poiché la varietà delle virtù e degli stati di
Gesù su cui a mano a mano si riflette, ricrea e fortifica in
modo ineffabile lo spirito e impedisce le distrazioni. I sapienti trovano
in queste formule la dottrina più elevata, i semplici le istruzioni
più familiari. [77] Se i falsi illuminati dei nostri
giorni, i quietisti, avessero seguito questo consiglio, non avrebbero
subìto tante vergognose cadute né causato tanti scandali.
E' singolare illusione del demonio credere che esistano preghiere più
sublimi del Pater e dell'Ave, e abbandonare queste preghiere divine
che sono sostegno, forza e custodia dell'anima. [78] Credimi, caro confratello del Rosario,
vuoi tu arrivare ad un alto grado di orazione, senza affettazioni e
senza i pericoli di cadere nelle illusioni del demonio, tanto comuni
nelle persone pie, recita tutti i giorni, se puoi, il Rosario intero
o almeno una parte. Può darsi che, per grazia di Dio, ci sei
già arrivato: allora, se vuoi restarci e progredire nell'umiltà,
conserva la pratica del santo Rosario; una anima fedele alla recita
quotidiana del Rosario, infatti, non sarà mai formalmente eretica
né potrà essere ingannata dal demonio: è, questa,
un'affermazione che sottoscriverei con il mio sangue. [79] Guardati bene dall'imitare l'ostinazione
di quella pia persona di Roma di cui si parla in Le Meraviglie del Rosario.
Era costei tanto devota e tanto fervorosa da confondere con la sua santa
vita i religiosi più austeri della Chiesa di Dio. Un giorno,
volle consultare san Domenico ed essendosi, perciò, confessata
da lui, questi le impose come penitenza la recita di un solo Rosario
e la consigliò anche di recitarlo ogni giorno. Immediatamente
lei prese a scusarsi: aveva i suoi esercizi, tutti ben regolati, acquistava
ogni giorno l'indulgenza delle Stazioni di Roma, portava sempre il cilicio,
si dava la disciplina più volte nella settimana, faceva tanti
digiuni ed altre penitenze. San Domenico la esortò con insistenza
a seguire il suo consiglio, ma lei non ne volle sapere; uscì
dal confessionale quasi scandalizzata dal modo di procedere di quel
nuovo direttore che la voleva persuadere ad accettare una devozione
contraria al suo gusto. [80] Chi fu più elevata nell'orazione
di santa Maddalena che sette volte al giorno era trasportata dagli Angeli
al di sopra del Saint-Pillon e che era stata alla scuola di Gesù
e della santa sua Madre? Eppure un giorno ella chiese a Dio un mezzo
efficace per avanzare nell'amore per Lui e giungere alla più
alta perfezione. L'arcangelo san Michele le disse da parte di Dio di
non conoscerne altro che quello di considerare i misteri dolorosi ch'ella
aveva già visto svolgersi sotto i propri occhi, ai piedi della
croce ch'egli Aveva piantato davanti alla grotta dove lei era rifugiata. ROSA VENTISETTESIMA
[82] La conoscenza di Gesù Cristo
è la scienza dei cristiani, la scienza della salvezza; supera
in eccellenza e in pregio -dice san Paolo - tutte le scienze umane:
1) per la dignità dell'oggetto, un Dio-uomo, al cospetto del
Quale l'universo intero non è che una stilla di rugiada o un
granello di sabbia; 2) per l'utilità poiché le scienze
umane ci riempiono solo di vanità e del fumo d'orgoglio; 3) per
la sua necessità poiché non è possibile salvarsi
senza la conoscenza di Gesù Cristo, mentre chi ignora tutte le
altre scienze ma è istruito nella scienza di Cristo Gesù,
sarà salvo. [83] La Vergine santa rivelò al
beato Alano che non appena san Domenico prese a predicare il Rosario,
i peccatori più induriti si commossero e piansero amaramente
le loro colpe. Perfino i giovanetti fecero delle incredibili penitenze;
ovunque predicava il Rosario il fervore era tanto grande che i peccatori
cambiarono vita, edificando tutti con le penitenze e l'emendamento della
loro vita. [84] La vita dell'uomo è una guerra
ed una tentazione continua; noi dobbiamo lottare non con nemici di carne
e di sangue ma contro le potenze stesse dell'inferno (Cfr. Ef 6, 12.
Ef 6,1 1). Quali armi migliori impugneremo noi allora se non la preghiera
insegnataci dal nostro grande Capitano e il saluto angelico che scacciò
i demoni, distrusse il peccato e rinnovò il mondo? Se non la
meditazione della vita, della passione di Cristo Gesù, del pensiero
della quale ci dobbiamo armare come ordina san Pietro - per difenderci
dagli stessi nemici che Egli vinse e che ci assalgono ogni giorno? [85] Impugnate quest'arma di Dio, il santo Rosario, e schiaccerete il capo al demonio, resisterete a tutte le tentazioni. Certamente è per questo motivo che anche la semplice corona materiale fa tanta paura al diavolo e i Santi se ne sono spesso serviti per incatenarlo e scacciarlo dal corpo degli ossessi, come attestano molti fatti. [86] Un tale - narra il beato Alano - avendo tentato inutilmente ogni pratica devota per essere liberato dallo spirito maligno che lo possedeva, pensò di mettersi al collo la corona del Rosario; ne ebbe sollievo. Constatando poi, che quando se la toglieva il demonio riprendeva a tormentarlo crudelmente, decise di portarla al collo giorno e notte: in tal modo gli riuscì di scacciare per sempre il diavolo che non poteva sopportare quella orribile catena. Il beato Alano assicura inoltre, di aver egli stesso liberato molti ossessi ponendo loro al collo la corona. [87] Il Padre Giovanni Amát, domenicano,
predicava il quaresimale in una contrada del regno d'Aragona. Un giorno
gli fu presentata una giovanetta posseduta dal demonio. Egli tentò
più volte di esorcizzarla, ma non ottenendo alcun risultato le
pose al collo la propria corona del Rosario. Immediatamente la fanciulla
dette in smanie e in urla spaventose: “Via, via questi grani -
gridava - che mi tormentano; toglietemeli”. Per compassione verso
la povera figliola il Padre gliela tolse. La notte seguente mentre questi
riposava, gli stessi demoni che possedevano la giovane s'avventarono
rabbiosamente su di lui per impadronirsi della sua persona; egli, però,
con la corona che teneva stretta in mano, nonostante gli sforzi che
quelli facevano per strappargliela, li flagellò con energia e
li mise in fuga con la ripetuta invocazione: “Santa Maria, nostra
Signora del Rosario, aiutami”. ROSA VENTOTTESIMA [89] Il padre Dorland riferisce che la Vergine santa disse un giorno al venerabile Domenico, certosino, devotissimo del Rosario, residente a Treviri nel 1481. “ogni volta che un fedele recita in stato di grazia il Rosario meditando i misteri della vita e della passione di Gesù, ottiene piena e totale remissione dei suoi peccati”. Anche al beato Alano Ella disse: “Sappi che sebbene siano già numerose le indulgenze concesse al mio Rosario, io ne aggiungerò molte altre per ogni cinquanta Ave Maria in favore di quanti le reciteranno in stato di grazia e devotamente in ginocchio. A chi avrà perseverato nella recita del Rosario in quelle condizioni e meditandone i quindici misteri, otterrò al termine della sua vita, come ricompensa del buon servizio, che gli siano pienamente rimesse e la colpa e la pena di tutte le sue manchevolezze. Tutto ciò non ti sembri incredibile poiché è facile per me che sono la madre del Re dei cieli, di Colui che mi chiama la Piena di grazia; se, infatti, ne sono ricolma, posso distribuirne con abbondanza ai miei cari figli”. [90] San Domenico era tanto convinto
dell'efficacia e del merito del Rosario che non imponeva quasi mai altra
penitenza a chi si confessava da lui se non quella di recitarlo, come
abbiamo visto più sopra quando riferimmo di quella donna romana
alla quale diede per penitenza un solo Rosario. [91] Dice l'abate Blosio: “Sicuramente il Rosario con la meditazione della vita e della passione di Nostro Signore è graditissimo a Gesù e alla Vergine ed è molto efficace per ottenere ogni grazia; perciò lo possiamo, recitare per noi stessi o per coloro che a noi si raccomandano o anche per tutta la Chiesa. Ricorriamo, dunque, alla devozione del Rosario in ogni nostra necessità ed otterremo senza dubbio quanto avremo chiesto a Dio in ordine alla nostra salvezza”. ROSA VENTINOVESIMA [93] Dice papa Leone X nella sua Bolla (4 ottobre 1520), che questa confraternita fu fondata ad onore di Dio e di Maria come un baluardo per stornare le sciagure che stavano per abbattersi sulla Chiesa. E Gregorio XIII afferma che il Rosario fu dato dal Cielo come un mezzo per calmare la collera divina ed implorare l'intercessione della Vergine santa. Giulio III aggiunge che il Rosario fu ispirato per aprirci più facilmente il cielo, grazie alla intercessione della Madonna. Paolo III e il beato Pio V dichiarano che il Rosario fu stabilito e dato ai fedeli perché potessero procurarsi in modo più efficiente il riposo, e la consolazione spirituale. Chi, dunque, potrà trascurare di iscriversi ad una confraternita istituita per così nobili intenti? [94] Un giorno Padre Domenico, certosino,
molto devoto del Rosario, vide il cielo aperto e tutta la corte celeste
disposta in mirabile ordine; e udì cantare con dolcissima melodia
il Rosario mentre si onorava ad ogni decina un mistero della vita, della
passione e della gloria di Gesù e della Madonna. Egli notò
che al santo nome di Maria tutti i beati inchinavano il capo e a quello
di Gesù genuflettevano e ringraziavano Dio per i grandi benefici
elargiti in cielo e in terra in virtù del Rosario. Vide pure
la Vergine e i Santi presentare a Dio i Rosari che i confratelli recitavano
sulla terra e pregavano per tutti quelli che praticano questa devozione;
vide ancora innumerevoli corone di splendidi e profumati fiori preparate
per chi recita con devozione il Rosario, le corone che essi medesimi
stanno intessendo per esserne adorni in cielo. [95] Non è da credere che il Rosario
sia buono soltanto per le donne, per i piccoli e gli ignoranti; esso
è buono altresì per gli uomini e tra essi per i più
ragguardevoli. Non appena san Domenico ebbe riferito a Papa Innocenzo
III l'ordine ricevuto dal cielo di istituire questa Confraternita, il
Pontefice approvò ed esortò il Santo a predicarla; anzi
volle farne parte egli stesso, e con lui diedero il proprio nome entusiasticamente
gli stessi cardinali, tanto che Lopez non esitò a dire: “Nessun
sesso, nessuna età, nessuna condizione sociale si è potuta
sottrarre alla devozione del Rosario”. ROSA TRENTESIMA [97] Gran favore, quest'ultimo, per i
confratelli poiché nelle chiese stazionali di Roma si lucrano
indulgenze plenarie in suffragio delle anime del purgatorio e si ottengono
tante remissioni che essi possono acquistare senza fatica, senza spese
e senza neppure uscire dal proprio paese! Che se la Confraternita non
esistesse là dove essi dimorano, potrebbero egualmente acquistare
le predette indulgenze, stando alla concessione di Leone X, con la visita
a cinque altari in qualsiasi chiesa.
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