IL SEGRETO AMMIRABILE DEL SANTO ROSARIO
PER CONVERTIRSI E SALVARSI di San Luigi Maria Grignion De Montfort
[98] In una visita a Bianca, regina di Francia, che dopo dodici anni di matrimonio non aveva ancora figli ed era perciò molto afflitta, san Domenico le consigliò di recitare ogni giorno il Rosario per ottenere dal cielo tale grazia. Ella così fece e nel 1213 diede alla luce il primogenito che chiamò Filippo. Ma la morte glielo rapì ch'era ancora in fasce e allora la pia regina ricorse più che mai a Maria, facendo anche distribuire gran numero di corone del Rosario a tutta la corte e in parecchie città del regno perché Dio le concedesse intero il sospirato favore. E fu esaudita poiché nel 1215 le nacque Luigi, la gloria di Francia ed il modello dei re cristiani. [99] Alfonso VIII re d'Aragona e di Castiglia,
punito da Dio in diversi modi per i suoi peccati, fu costretto a ritirarsi
nella città di un suo alleato. Avvenne che in quella città
il giorno di Natale san Domenico predicasse come sempre sul Rosario
e sulle grazie che con esso si ottengono da Dio. Tra l'altro disse che
coloro che lo recitano devotamente riportano vittoria sui nemici e ritrovano
ogni cosa perduta. Colpito da tali parole il re fece ricercare san Domenico
e gli chiese se fosse vero quanto aveva detto circa il Rosario. Il Santo
rispose che non doveva dubitarne e l'assicurò che ne avrebbe
sperimentato gli effetti se avesse praticato la devozione al Rosario
e si fosse iscritto nella Confraternita. Il re, allora, decise di recitare
ogni giorno il Rosario e fu fedele. Dopo un anno, esattamente nel medesimo
giorno di Natale, dopo ch'egli terminò di dire il Rosario, la
Madonna gli apparve e gli disse: “Alfonso, da un anno in qua tu
mi onori recitando devotamente il mio Rosario; ebbene, vengo per darti
la ricompensa: sappi che ti ho ottenuto da mio Figlio il perdono di
tutti i peccati. Eccoti, ora, una corona del Rosario; portala indosso
e nessuno dei tuoi nemici potrà ucciderti”. ROSA TRENTADUESIMA [100] San Domenico aveva un cugino di
nome don Perez o Pedro, che conduceva una vita molto dissoluta. Costui
un giorno, avendo sentito dire che il santo stava predicando sulle meraviglie
del Rosario e che per tale mezzo molti si convertivano e cambiavano
condotta, si disse: “Avevo perduto ogni speranza di salvarmi,
ma ora riprendo fiducia; bisogna che anch'io vada ad ascoltare questo
uomo di Dio”. E andò alla predica di san Domenico. Questi,
non appena lo vide, pregò in cuor suo il Signore perché
aprisse gli occhi al cugino, e si rendesse conto dello stato miserando
della propria anima; raddoppiò di energia nel tuonare contro
i vizi. Don Perez ne fu alquanto scosso ma non tanto da risolversi a
cambiare vita. Tornò, tuttavia, alla predica seguente. ROSA TRENTATREESIMA [101] Mentre predicava il Rosario nelle
vicinanze di Carcassona, a san Domenico, fu presentato un eretico albigese
posseduto dal demonio. Il Santo, davanti a una folla che si ritiene
composta di oltre dodicimila persone, lo esorcizzò, e i demoni
che tenevano in dominio quel miserabile, furono costretti, loro malgrado,
a rispondere alle domande dell'esorcista. E confessarono 1) che nel
corpo di costui erano in quindicimila perché egli aveva osato
combattere i quindici misteri del Rosario; 2) che san Domenico col suo
Rosario terrorizzava tutto l'inferno e che essi stessi odiavano lui
più di qualsiasi altra persona perché con questa devozione
del Rosario strappava loro le anime; 3) rivelarono inoltre parecchi
altri particolari. [102] Impassibile davanti ai piagnistei
di quegli spiriti, il Santo rispose che non avrebbe desistito dal tormentarli
se prima non avessero essi stessi risposto alla sua domanda. Ed essi
replicarono che avrebbero dato, la risposta, ma in segreto, all'orecchio
e non di fronte a tutti. Domenico tenne duro e comandò che parlassero
ad alta voce; ma ogni sua insistenza fu inutile e i demoni si chiusero
nel silenzio. Allora il Santo si pose in ginocchio e pregò la
Madonna: “Vergine potentissima, Maria, in virtù del tuo
Rosario comanda, a questi nemici del genere umano di rispondere alla
mia domanda”. Immediatamente dopo questa invocazione, una fiamma
ardente uscì dalle orecchie, dalle narici e dalla bocca dell'ossesso;
i presenti tremarono dalla paura ma nessuno ne subì danno. E
si udirono le grida di quegli spiriti: “Domenico, noi ti preghiamo
per la passione di Cristo e per i meriti della sua santa Madre e dei
Santi: permettici di uscire da questo corpo senza dir nulla. Gli Angeli,
quando tu vorrai, te lo riveleranno. Del resto, perché vuoi tu
credere a noi? non siamo forse dei bugiardi? Non tormentarci oltre,
abbi pietà di noi ”. [103] A tale comando i demoni presero
a urlare: [104] “O nostra nemica, nostra
rovina e nostra confusione! perché sei tu scesa dal cielo apposta
per farci tanto soffrire? O avvocata dei peccatori che ritrai dall'inferno,
o via sicurissima del Paradiso, siamo noi proprio obbligati, a nostro
dispetto, a dire tutta la verità? Dobbiamo proprio confessare
davanti a tutti ciò che ci coprirà di vergogna e sarà
causa della nostra rovina? Guai a noi! e maledizione eterna ai nostri
principi delle tenebre! Ebbene, udite voi cristiani: questa Madre di
Cristo è onnipotente e può impedire che i suoi servi cadano
nell'inferno. E' lei che, come un sole, dissipa le tenebre dei nostri
intrighi e astuzie; è lei che sventa le nostre mene, disfa i
nostri tranelli e rende vani e inefficaci tutte le nostre tentazioni. ROSA TRENTAQUATTRESIMA [105] Come si potrà degnamente
narrare le vittorie riportate da Simone, conte di Montfort, sugli Albigesi,
con l'aiuto e la protezione della Madonna del Rosario? Furono talmente
famose che il mondo non ne conobbe mai di simili. [106] E da quali pericoli la Vergine non liberò Alano de l'Anvallay, cavaliere bretone intrepido combattente per la fede contro gli Albigesi! Un giorno, mentre i nemici l'avevano circondato da ogni parte, la Madonna scagliò contro essi centocinquanta pietre e lo liberò dalle loro mani. In altra circostanza, mentre il suo vascello che faceva acqua stava per affondare, la divina Madre fece emergere dalle acque centocinquanta scogli, valicando i quali egli poté salvarsi e rientrare in Bretagna. A perpetuo ricordo di questi miracoli ottenuti dalla Vergine grazie al Rosario che recitava ogni giorno egli fece edificare un convento in Dinan per i religiosi del nuovo Ordine di san Domenico; in seguito si fece religioso e morì santamente ad Orléans. [107] Otero, anch'egli soldato bretone di Vaucouleurs, mise più volte in fuga intere compagnie di eretici e di ladri semplicemente col tenere appesa al braccio o all'elsa della spada il rosario. I suoi stessi nemici, dopo le sconfitte subite, gli confessavano d'aver visto la sua spada splendere di viva luce; anzi una volta videro lo stesso Otero ben protetto da uno scudo sul quale risaltavano le immagini di Gesù, della Madonna e di Santi e che lo rendeva invisibile e gli dava forza nel combattimento. Un giorno, con dieci compagnie fece fronte a ventimila eretici senza che alcuno dei suoi soldati andasse perso. E tale fatto impressionò assai il comandante dell'armata eretica tanto che si recò a far visita a Otero, abiurò l'eresia e dichiarò che nella mischia l'aveva visto coperto d'armatura di fuoco. ROSA TRENTACINQUESIMA [108] Il beato Alano riferisce che un
cardinale di nome Pietro, del titolo di santa Maria in Trastevere, iniziato
alla pratica del Rosario da san Domenico, suo intimo amico, coltivò
questa devozione e ne divenne acceso apostolo. Inviato come delegato
in Terra Santa presso i crociati allora in guerra contro i Saraceni,
egli parlò loro dell'efficacia, del Rosario e tutti ne furono
convinti. Lo recitarono per implorare l'aiuto del cielo in un imminente
combattimento; trionfarono sui nemici pur essendo tremila contro centomila. ROSA TRENTASEIESIMA [109] Nel 1578 una donna di Anversa si
era venduta al demonio con regolare contratto firmato col proprio sangue.
Qualche tempo dopo ne sentì acuto rimorso e, desiderando riparare
al male commesso, cercò un confessore prudente e caritatevole
per sapere in qual modo avrebbe potuto affrancarsi dalla schiavitù
di satana; trovò un sacerdote saggio e pio che le consigliò
di recarsi da un certo padre Enrico, del Convento di san Domenico, direttore
della confraternita del Rosario. ROSA TRENTASETTESIMA [110] Un nobiluomo, padre di numerosa
famiglia, aveva collocato una sua figlia in un monastero totalmente
rilassato: le religiose aspiravano solo a vanità e a piaceri.
Il confessore della Casa religiosa, uomo di Dio e fervente devoto del
Rosario, desiderando guidare sulla via della perfezione almeno questa
giovane religiosa, le consigliò di recitare ogni giorno il Rosario
in onore della Madonna, meditando la vita, la passione e la gloria di
Cristo Gesù. La religiosa gradì assai il consiglio e l'accettò;
a poco a poco si nauseò della vita disordinata delle consorelle,
prese ad amare il silenzio e la preghiera, senza curarsi delle canzonature
e del disprezzo di chi la circondava, né si curava d'essere tacciata
di bigotta. ROSA TRENTOTTESIMA [111] Una contessa di Spagna, istruita
da san Domenico sulla pratica del Rosario, lo diceva ogni giorno e faceva
progressi mirabili nella virtù. Nulla più desiderava se
non vivere per la perfezione; chiese, perciò, ad un alto prelato,
celebre predicatore, in qual modo avrebbe potuto raggiungerla. Costui
le disse che era necessario prima fargli conoscere lo stato della sua
anima e quali fossero i suoi esercizi di pietà. Ella rispose
che il principale tra questi era il Rosario che soleva recitare tutti
i giorni meditandone i misteri con grande profitto spirituale. Il vescovo,
lietissimo d'udire quanto fossero preziosi gli insegnamenti racchiusi
nei misteri, le rispose: “Da vent'anni sono dottore in teologia,
ho avuto modo di conoscere tante e tante pratiche di devozione, ma non
ne vedo una che sia più fruttuosa e più conforme al cristianesimo
di questa. Voglio imitarvi, non solo, ma predicherò il Rosario”. ROSA TRENTANOVESIMA [112] Il rettore di una parrocchia in
Danimarca raccontava spesso, alla maggior gloria di Dio e per la gioia
della sua anima, d'aver sperimentato nella propria parrocchia gli stessi
frutti della devozione del Rosario ottenuti da quel vescovo nella sua
diocesi. [113] Quanto a me che scrivo, ho constatato personalmente l'efficacia di questa preghiera per convertire i cuori più induriti. Ho trovato persone che, per nulla scosse dalla predicazione delle più tremende verità, durante una missione, avevano accolto il mio consiglio di recitare il Rosario tutti i giorni e si convertirono dandosi interamente a Dio. Ed ho anche costatato una enorme diversità di costumi fra le popo-lazioni delle parrocchie dove avevo predicato la missione: le une, avendo abbandonato la pratica del Rosario, erano ricadute nel peccato; le altre, per averla conservata, si sono mantenute in grazia di Dio e crescono ogni giorno nella virtù. ROSA QUARANTESIMA [114] Il beato Alano de la Rupe, i Padri
Giovanni Dumont e Thomas, le Cronache di san Domenico e altri autori
che spesso furono testimoni oculari, riportano gran numero di conversioni
eccezionali ottenute per mezzo di questa mirabile devozione del Rosario:
conversioni di peccatori e peccatrici ritornati sulla via del bene dopo
venti, trenta e anche quarant'anni di vita disordinata, nulla mai d'altro
essendo valso a farli ravvedere. Non le riferisco per non dilungarmi
troppo così come non posso rivelare quelle che io ho visto con
i miei occhi; taccio per motivi facilmente intuibili. [115] Per farla breve mi accontento di
dirti, col beato Alano, che il Rosario è una sorgente e uno scrigno
d'ogni sorta di beni. Grazie al Rosario:
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