|
IL SEGRETO AMMIRABILE DEL SANTO ROSARIO
PER CONVERTIRSI E SALVARSI
di San Luigi Maria Grignion De Montfort
Modo di recitare santamente il Santo Rosario
ROSA
QUARANTUNESIMA
[116] Non proprio la lunghezza ma il
fervore della preghiera: ecco ciò che piace a Dio e ne attira
la benevolenza. Una sola Ave Maria detta bene è più meritoria
di centocinquanta dette male. Quasi tutti i cattolici recitano il Rosario
o una parte o almeno qualche decina di Ave; perché allora sono
tanto pochi quelli che si correggono dei loro difetti e avanzano nella
virtù, se non perché non recitano queste preghiere come
si deve? [117] Vediamo dunque, in qual modo occorra
recitarle per piacere a Dio e farci più santi.
Anzitutto chi recita il Rosario deve essere in grazia di Dio o almeno
risoluto ad uscire dallo stato di colpa poiché la teologia insegna
che le buone opere e le preghiere fatte in peccato mortale, sono opere
morte, non gradite a Dio e senza alcun merito per la vita eterna. Così
deve intendersi quel che sta scritto: “La sua lode non s'addice
alla bocca del peccatore” (Sir 15,9. 67 Mc 7,6). La lode e il
saluto angelico e la stessa orazione domenicale non possono piacere
a Dio quando sono pronunciate da un peccatore impenitente: “Questo
popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”.
Le persone che si iscrivono nelle mie confraternite - dice Gesù
- e recitano ogni giorno il Rosario intero o una parte senza nessuna
contrizione dei propri peccati “mi onorano, sì, con le
labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me”. 2) Ho detto “... o almeno risoluto
ad uscire dallo stato di colpa”:
I: perché se fosse assolutamente necessario essere in grazia
di Dio per fare delle preghiere che Gli siano gradite, ne seguirebbe
che quanti sono in peccato mortale non dovrebbero mai pregare, mentre
proprio loro hanno più bisogno di pregare che non i giusti. Questo
è un errore condannato dalla Chiesa e se ne comprende il motivo:
se così fosse non si dovrebbe mai consigliare ad un peccatore
di recitare il Rosario poiché gli sarebbe inutile! II: Se con
la volontà di restare in peccato e senza alcuna intenzione di
uscirne, ci si iscrivesse in una confraternita della Madonna o si recitasse
il Rosario o altra preghiera, saremmo del numero dei falsi devoti di
Maria, di quei devoti presuntuosi ed impenitenti, che sotto il manto
di Lei, con lo scapolare sul petto o la corona in mano vanno gridando:
“Vergine santa, o Vergine buona, io ti saluto, o Maria”
e intanto crocifiggono e feriscono crudelmente Gesù con i loro
peccati, e precipitano così dalla sede delle più sante
confraternite di Maria nelle fiamme dell'inferno. [118] Consigliamo il Rosario a tutti:
ai giusti perché perseverino e crescano in grazia di Dio; ai
peccatori perché lascino le vie del peccato. Ma non sia mai che
noi esortiamo un peccatore a farsi del manto di protezione di Maria,
un manto di dannazione, nascondendo sotto di esso le proprie colpe,
e a convertire il Rosario, che è rimedio ad ogni male, in un
veleno funesto e mortale. Non c'è peggiore corruzione di quella
in cui cade chi prima era eccellente.
Il dotto cardinal Hugues dice: “bisogna essere angeli di purezza
per accostarsi alla Vergine santa e rivolgerle il saluto angelico”.
La Madonna stessa un giorno fece vedere ad un impudico che recitava
quotidianamente il Rosario, bellissimi frutti su un lurido vassoio.
Egli ne ebbe ribrezzo e la Vergine gli disse: “Ecco come mi servi;
tu mi presenti, sì, delle belle rose ma in un vassoio sporco
e contaminato: giudica tu stesso se io lo posso gradire!”. ROSA QUARANTADUESIMA Recita attenta
[119] Per pregare bene non basta esporre le nostre domande con la più
bella fra le preghiere quale è il Rosario; occorre anche una
grande attenzione perché Dio ascolta la voce del cuore più
che la voce orale. Pregare Dio con distrazioni volontarie è una
grande irriverenza che rende infruttuosi i nostri Rosari e ci riempie
di peccati. Possiamo noi pretendere che Dio ci ascolti se noi stessi
non ci ascoltiamo? se mentre preghiamo la Maestà tremenda di
Dio, che guarda la terra e la fa trepidare, ci divertiamo volontariamente
a rincorrere una farfalla? Ciò significherebbe voler allontanare
da noi la benedizione di quel gran Signore e rischiare di riceverne
piuttosto le maledizioni che Egli lancia contro chi adempie con negligenza
l'opera di Dio: “Maledetto chi compie fiaccamente l'opera del
Signore” (Ger 48,10). [120] Certo, non ti è possibile
recitare il Rosario senza qualche distrazione involontaria; anzi è
difficile assai dire anche solo un Ave Maria senza che la fantasia,
sempre irrequieta, non ti tolga un pizzico della tua attenzione; ma
puoi recitarla senza distrazioni volontarie e devi, quindi, prendere
ogni precauzione per tenere ferma l'attenzione e diminuire le distrazioni
involontarie. A tal fine mettiti alla presenza di Dio: pensa che Dio
e la sua santa Madre ti guardano, che l'Angelo custode posto alla tua
destra coglie le tue Ave Maria se dette bene, come altrettante rose
per farne una corona a Gesù e a Maria; pensa che, invece, alla
sinistra il demonio ti gira attorno per divorare le tue Ave Maria e
segnarle sul libro della morte se dette senza attenzione, devozione
e modestia. Soprattutto, poi, non dimenticare di offrire le varie decine
in onore dei misteri e di rappresentarti nella contemplazione Nostro
Signore e la sua santa Madre nel mistero che vuoi onorare. [121] Si legge nella vita del beato Ermanno
dei Premostratensi che quando egli recitava il Rosario con devota attenzione,
meditandone i misteri, la Madonna gli appariva splendente di luce e
di maestosa quanto incantevole bellezza. In seguito la sua devozione
s'era intepidita, il Rosario era detto frettolosamente e senza attenzione;
allora la Vergine gli si presentò col volto rugoso, triste, corrucciato.
Ermanno si meravigliò per tale mutamento, ma la Madre di Dio
gli disse: “Mi faccio vedere così come sono attualmente
nella tua anima, perché da tempo tu mi tratti da persona vile
e spregevole. Dov'è il tempo in cui mi salutavi con rispettoso
riguardo nella considerazione dei misteri e delle mie grandezze?”. ROSA QUARANTATREESIMA Combattere con energia le distrazioni
[122] Nessuna preghiera è più meritoria per l'anima e
più gloriosa per Gesù e Maria quanto il Rosario ben recitato;
ma è pure difficile il recitarlo come si deve e costa molta fatica
il perseverarvi a causa delle distrazioni particolari che sorgono quasi
naturalmente dalla continua ripetizione della medesima preghiera. Quando
si recita l'Ufficio della Madonna o i sette Salmi o altre preghiere
la varietà dei termini e la diversità delle parole frenano
l'immaginazione e ricreano la mente: aiutano, perciò, l'anima
a ben recitarle. Ma nel Rosario, composto essenzialmente dalla monotona
ripetizione di Pater e Ave Maria e di un metodo sempre uguale, è
assai difficile non annoiarsi o addirittura addormentarsi; motivo, questo,
che induce nella tentazione di abbandonarlo per scegliere preci più
dilettevoli e meno noiose. Occorre, pertanto, per recitare il Rosario
con perseveranza, una devozione incomparabilmente più profonda
di quella richiesta da qualsiasi altra preghiera, fosse pure il Salterio
davidico. [123] Ad aumentare le difficoltà
contribuiscono sia la nostra fantasia tanto volubile da non stare un
attimo, quasi, tranquilla, sia la malizia del demonio instancabile nel
distrarci e impedirci di pregare. Che cosa non fa il maligno contro
di noi vedendoci intenti a recitare il Rosario proprio per sventare
le sue insidie? Accresce il nostro naturale languore e la nostra negligenza
prima ancora che iniziamo la preghiera; aumenta la nostra noia e le
distrazioni, la nostra stanchezza nel corso della preghiera: insomma,
ci assale da ogni parte per potere. poi, quando con molti sforzi e distrazioni
l'abbiamo recitato, burlarsi di noi e dirci: “Tu non hai detto
nulla che valga: il tuo Rosario non ha alcun valore; avresti fatto meglio
lavorare, attendere ai tuoi affari; non ti accorgi che perdi il tuo
tempo a biascicare tante preghiere vocali senza attenzione, mentre una
mezz'ora di meditazione o una buona lettura ti sarebbe di maggior vantaggio?
Domani, quando sarai meno assonnato, pregherai con più attenzione:
rimanda a domani il resto del tuo Rosario!”.
In tal modo il demonio riesce con le sue astuzie a fartelo spesso tralasciare
in tutto o in parte, o almeno a farti differirne la recita. [124] Non dargli ascolto, caro confratello
del Rosario, e non perderti d'animo quand'anche, durante il Rosario,
la tua fantasia fosse stata piena di distrazioni e di pensieri stravaganti
che tu hai cercato di scacciare come ti era possibile non appena te
ne accorgevi; il tuo Rosario è tanto migliore quanto più
è meritorio, è tanto più meritorio quanto più
è difficile, e tanto più difficile quanto meno naturalmente
piacevole all'anima e più disturbato da noiosi moscerini e formiche,
che vagando qua e là, tuo malgrado, nell'immaginazione, non lasciano
il tempo allo spirito di gustare ciò che dici e di ristorarsi
nella pace. [125] Anche se tu dovessi combattere
durante l'intero Rosario contro le distrazioni, combatti pure coraggiosamente
con le armi in pugno cioè continua a recitarlo, quantunque senza
alcun gusto e consolazione sensibile. Sarà una lotta terribile
ma tanto salutare all'anima fedele. Diversamente, se deponi le armi,
cioè se tralasci il Rosario, sarai un vinto, e allora il demonio,
che ha trionfato sulla tua volontà, ti lascerà in pace
ma nel giorno del giudizio non mancherà di rinfacciarti la tua
pusillanimità e infedeltà: “Chi è fedele
nel poco, è anche fedele nel molto”(Lc 16,10): chi è
fedele nel respingere le piccole distrazioni durante una brevissima
preghiera, sarà fedele anche nell'allontanare le più grandi.
Nulla di più certo: sono parole dello Spirito Santo!
Coraggio, dunque, servi buoni e fedeli serve di Gesù e della
sua Santa Madre, che avete preso la decisione di dire ogni giorno il
Rosario! Le molte mosche - chiamo così le distrazioni che vi
molestano quando pregate - non riescano mai a farvi lasciare vilmente
la compagnia di Gesù e di Maria, in cui siete mentre dite il
Rosario. Più oltre vi suggerirò alcuni mezzi per diminuire
le distrazioni. ROSA QUARANTAQUATTRESIMA Come recitare il Rosario
[126] Dopo aver invocato lo Spirito Santo, se vuoi recitare bene il
Rosario, raccogliti un istante alla presenza di Dio ed offri le varie
decine così come ti insegnerò più avanti.
Prima, però, di iniziare la decina fermati qualche attimo, più
o meno a seconda del tempo disponibile, a configurare il mistero che
stai per considerare e chiedi sempre, per tale mistero e per l'intercessione
della Vergine Santa, una delle virtù che più risaltano
nel mistero e della quale hai maggior bisogno.
Vigila soprattutto su due difetti, comuni a quasi tutti coloro che recitano
il Rosario: il primo è di non formulare nessuna intenzione prima
di iniziarlo; se tu Chiedi loro perché lo recitano, non sanno
che rispondere. Perciò abbi sempre di mira qualche grazia da
chiedere, una virtù da imitare o una colpa da evitare.
Il secondo difetto, ancor più frequente, è di pensare,
all'inizio della preghiera, solo a terminarla al più presto.
Ciò avviene perché si considera il Rosario come una pratica
onerosa che grava enormemente finché non si è recitato,
soprattutto se ce ne siamo fatti un obbligo di coscienza o ci è
stato imposto come penitenza, nostro malgrado. [127] Fa pietà vedere come dai
più si recita il Rosario. Lo dicono con una precipitazione incredibile,
perfino ne mangiano le parole!,.. E dire che non si vorrebbe fare un
complimento in modo tanto ridicolo all'ultimo degli uomini! e intanto
si pensa che Gesù e Maria ne sono onorati!... Ed allora, perché
meravigliarsi se le preghiere più sante della religione cristiana
restano quasi senza frutto e se, dopo aver recitato mille o diecimila
Rosari non si è più santi di prima?
Frena, ti prego, caro confratello, la tua abituale precipitazione nel
dire il Rosario; fai qualche pausa a metà del Pater e dell'Ave
e fanne una più breve dopo le parole che qui sotto contrassegno
con una crocetta:
Padre nostro che sei nei cieli + sia santificato il tuo nome + venga
il tuo regno + sia fatta la tua volontà + come in cielo così
in terra +. Dacci oggi + il nostro pane quotidiano + rimetti a noi i
nostri debiti + come noi li rimettiamo ai nostri debitori + e non ci
indurre in tentazione + ma liberaci dal male. Amen +.
Ave Maria, piena di grazia + il Signore è con te + tu sei benedetta
fra tutte le donne + e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù
+ Santa Maria, Madre di Dio + prega per noi peccatori adesso + e nell'ora
della nostra morte. Amen +.
A causa della cattiva abitudine di pregare in fretta, da principio forse
proverai difficoltà a seguire queste pause, ma una decina recitata
così, con calma, ti sarà più fruttuosa di mille
Rosari detti in fretta senza riflessione e senza pause. [128] Il beato Alano de la Rupe ed altri
autori, fra i quali il Bellarmino, riferiscono la storia di quel buon
sacerdote che aveva consigliato a tre sorelle, sue penitenti, di recitare
devotamente il Rosario tutti i giorni per un amo intero, al fine di
confezionare un bel vestito di gloria alla Vergine Maria: si tratta
- egli diceva - di un segreto ricevuto dal cielo. Docili, le tre sorelle
eseguirono puntualmente per un anno il consiglio. Ed ecco che la sera
del giorno della Purificazione, quando esse erano già a letto,
la Madonna, accompagnata dalle sante Caterina e Agnese, entrò
nella loro camera. Era rivestita di un abito splendente di luce; in
lettere d'oro vi erano scritte le parole del saluto: Ave, Maria, piena
di grazia. La celeste Regina si avvicinò al letto della sorella
maggiore e le disse: “Ti saluto, figlia mia!; tu mi hai salutato
tanto spesso e così bene: ora vengo per ringraziarti del magnifico
abito che mi hai confezionato”. Anche le due Sante accompagnatrici
ringraziarono la giovane, poi tutte e tre scomparvero.
Un'ora dopo, la Vergine santissima ritornò, sempre accompagnata
dalle due Sante; vestiva, questa volta, un abito verde, senza ricami
in oro e senza alcuno splendore. Si avvicinò al letto della seconda
sorella e la ringraziò per l'abito che le aveva fatto con la
recita del Rosario. Nella prima apparizione costei aveva notato che
l'abito della Madonna era molto più ricco, e chiese il motivo
della differenza. “Perché - rispose Maria - la tua sorella
maggiore mi ha fatto un abito assai più bello, recitando meglio
di te il Rosario”. E scomparve.
Circa un'ora dopo, la Madonna riapparve, vestita di cenci laceri e sporchi;
s'accostò alla sorella minore e le disse: “Figlia mia,
così tu mi hai vestita; ti ringrazio!”. Piena di confusione,
la giovinetta esclamò: “Possibile, Signora mia? io vi ho
vestita così male? Perdonatemi e concedetemi un altro po' di
tempo perché possa farvi un abito più bello recitando
meglio il Rosario!”.
Cessata la visione, la povera giovane afflittissima andò dal
confessore per raccontargli quanto le era accaduto. L'esimio sacerdote
esortò lei e le altre sorelle a recitare il Rosario per un altro
anno, con più impegno e devozione; così fecero. Trascorso
l'anno, sempre nel medesimo giorno della Purificazione, sull'imbrunire,
la Madonna riapparve alle tre sorelle. Era accompagnata come la prima
volta, dalle sante Caterina e Agnese e vestiva un abito veramente magnifico.
Disse loro: “Siate certe, figlie mie: verrete in Paradiso; domani
stesso vi entrerete e grande sarà la vostra gioia”. Unanimi
le sorelle risposero: “Il nostro cuore è pronto, nostra
amata Signora; altro non desideriamo”.
Quella stessa sera le sorelle, colte da malore, mandarono a chiamare
il loro confessore, ricevettero da lui gli ultimi sacramenti e lo ringraziarono
di aver insegnato loro quella santa pratica. La dolce attesa si protrasse
fino all'ora della Compieta quando la Madonna ricomparve, preceduta
da un folto stuolo di vergini che rivestirono di candide tuniche le
sorelle. Così agghindate le tre fortunate si avviarono verso
la celeste patria, mentre un coro d'Angeli cantava: “Venite, spose
di Cristo, ricevete la corona che vi siete preparata voi stesse per
l'eternità”.
Da questa leggenda cogli parecchi insegnamenti: 1) quanto è importante
avere buoni direttori che consigliano sante pratiche di pietà
e specialmente il Rosario; 2) quanto è utile recitare il Rosario
con attenzione e devozione; 3) quanto è benigna e misericordiosa
la Madonna con chi si pente e propone di far meglio nell'avvenire; 4)
quanto Ella è generosa nel ricompensare in vita, in morte e nell'eternità,
i piccoli servizi che a, lei rendiamo fedelmente. ROSA QUARANTACINQUESIMA Recitare il Rosario con modestia
[129] Aggiungo che bisogna recitare il Rosario con modestia, cioè,
per quanto è possibile, in ginocchio, con le mani giunte e la
corona fra le dita. Tuttavia chi fosse malato lo dica stando a letto,
chi è in viaggio lo reciti camminando, chi per infermità
non può mettersi in ginocchio, lo dica seduto o in piedi. E'
bene recitarlo anche attendendo alle proprie occupazioni quando non
sia possibile interromperle perché così esigono gli obblighi
del proprio impiego; il lavoro manuale non impedisce la preghiera vocale.
E' vero che l'anima nostra, essendo limitata nell'esercizio delle proprie
facoltà, quando è tutta presa dal lavoro manuale è
meno attenta alle operazioni dello spirito, qual è per esempio
la preghiera; in caso di necessità, tuttavia, questa preghiera
ha il suo valore agli occhi della Madonna che ricompensa più
la buona volontà che l'azione esteriore. [130] Ti consiglio di dividere la recita
dell'intero Rosario in tre parti o in tre tempi della giornata; è
meglio che recitarlo tutto di seguito con le sue quindici poste. Se
non trovi tempo sufficiente per dirne una terza parte tutta insieme,
recita ora una posta e ora un'altra; ti riuscirà in tal modo
a recitare l'intero Rosario prima di andare al riposo, nonostante le
tue occupazioni.
Imita in questo la fedeltà di san Francesco di Sales. Una volta,
essendo egli molto stanco per le visite della giornata, verso mezzanotte
si ricordò che gli rimanevano ancora alcune decine di Rosario
da recitare: si inginocchiò e le disse prima di mettersi a letto,
sebbene il suo confessore che lo vedeva affaticato, cercasse di convincerlo
a rimandare la recita all'indomani. Imita anche la fedeltà, la
modestia e la devozione di quel santo religioso citato dalle cronache
di san Francesco, il quale prima di pranzo soleva recitare un Rosario
in tali disposizioni. Ne ho parlato più sopra. ROSA QUARANTASEIESIMA Il Rosario in comune e a due cori
[131] Fra tanti metodi di recitare il Rosario il più glorioso
per Dio, il più salutare per l'anima ed il più temuto
dal demonio è quello di salmodiarlo, ossia di recitarlo in pubblico
a due cori.
Dio ama le assemblee. In cielo, riuniti insieme, gli angeli e i beati
cantano incessantemente le sue lodi; in terra, insieme uniti nelle loro
comunità, i giusti pregano notte e giorno in comune. Nostro Signore
consigliò espressamente agli Apostoli ed ai discepoli la preghiera
comunitaria quando promise che tutte le volte due o tre persone si trovassero
riunite nel suo Nome per fare la stessa preghiera Egli sarebbe stato
in mezzo a loro. Quale gioia avere Gesù in nostra compagnia!
Per conseguirla basta unirsi a recitare il Rosario. Così facevano
spesso i cristiani dei primi tempi, nonostante le proibizioni persecutorie
degli imperatori: le assemblee preferivano esporsi alla morte piuttosto
che rinunciare a trovarsi insieme e a godere della compagnia di Cristo
Gesù. [132] La preghiera in comune è
più salutare per l'anima:
1) perché d'ordinario la mente è più attenta nella
preghiera pubblica che in quella privata;
2) perché quando sono in comune le preghiere dei singoli diventano
preghiera collettiva dell'intera assemblea, cioè formano tutte
insieme una medesima preghiera. Perciò se uno non prega abbastanza
bene, un altro della comunità che prega meglio, supplisce alla
sua manchevolezza. Il forte sostiene il debole, il fervoroso infiamma
il tiepido, il ricco dona al povero, il cattivo rientra fra i buoni.
Come si vende una misura di loglio? Basta mescolarlo con quattro o cinque
staia di buon grano e tutto è venduto!;
3) chi recita il Rosario da solo ha il merito di un Rosario, ma se lo
dice con trenta persone, avrà il merito di trenta rosari. tali
sono le leggi della preghiera in comune. Grande vantaggio! e che guadagno!;
4) Urbano VIII, soddisfatto della devozione del Rosario recitato a due
cori in molti luoghi di Roma, specialmente nel Convento della Minerva
accordò cento giorni di indulgenza ogni volta che si dice il
Rosario in coro, toties quoties (Breve Ad perpetuam rei memoriam del
1626);
5) la preghiera pubblica è più efficace di quella individuale
per placare la collera di Dio e attirare la sua misericordia; la Chiesa,
guidata dallo Spirito Santo, l'ha sempre promossa nei tempi di calamità
e di generale disagio. Papa Gregorio XIII in una Bolla dichiara doversi
piamente ritenere che le preghiere pubbliche e le processioni dei confratelli
del Rosario contribuirono assai ad ottenere da Dio la grande vittoria
riportata dai cristiani nel golfo di Lepanto sulla flotta turca, la
prima domenica di ottobre 1571. [133] Luigi il Buono, di felice memoria,
nell'assedio di La Rochelle, dove gli eretici rivoltosi avevano la propria
roccaforte, scrisse alla regina-madre di ordinare preghiere pubbliche
per conseguire la vittoria La regina dispose che fosse recitato il Rosario
da tutto il popolo nella chiesa dei Domenicani del sobborgo di Sant'Onorato
a Parigi: l'arcivescovo sollecitò tale disposizione e la pia
pratica ebbe inizio il 20 maggio 1628. Vi parteciparono la regina-madre
e la regina regnante, il duca d'Orleans, i cardinali di La Rochefoucault
e De Berulle, parecchi prelati, tutta la corte ed una folla imponente
di popolo.
L'Arcivescovo leggeva ad alta voce le meditazioni sui misteri del Rosario;
seguiva la recita del Pater e dell'Ave di ogni posta, alternata fra
il presule stesso e i religiosi con tutti i presenti; al termine della
preghiera mariana si portava processionalmente l'immagine della Madonna
al canto delle litanie. La cerimonia si ripeté ogni sabato con
fervore mirabile e la benedizione del cielo fu visibilissima: il re
trionfò sugli inglesi nell'isola di Re ed entrò più
tardi vittorioso in La Rochelle il giorno di Ognissanti di quel medesimo
anno. Ciò dimostra con evidenza la forza della preghiera pubblica. [134] Infine, il Rosario detto in comune
è molto più temibile dal demonio perché con tale
mezzo si costituisce un'armata per combatterlo. Talvolta egli trionfa
con facilità sulla preghiera del singolo, ma vi riesce assai
difficilmente quando la preghiera è fatta con altri. E' facile
spezzare una verga sola, ma se unita a parecchie altre in un fascio,
non si rompe più: l'unione fa la forza. I soldati si riuniscono
in corpo d'armata per battere il nemico; i malvagi si uniscono spesso
per le loro dissolutezze e danze; i demoni stessi si uniscono per rovinarci:
e non si riunirebbero i cristiani per godere della presenza di Gesù,
per calmare la collera di Dio, per attirare la sua grazia e la misericordia,
ed infine, per vincere ed abbattere con più forza i demoni?
Caro confratello del Rosario, sia che tu abiti in città o in
campagna, sia vicino alla parrocchia o ad una chiesina, recati là
almeno ogni sera e col permesso del rettore della chiesa, in compagnia
di quanti vorranno venire, recita il Rosario in comune; se, invece,
non hai la comodità di andare in chiesa, fai, altrettanto in
casa tua o in quella di altra persona del paese. [135] Dio, per sua misericordia, ha sempre
benedetto questa pratica nei luoghi dove io l'ho stabilita per conservare
i frutti della missione da me predicata e per impedire il peccato. In
certi borghi e paesi, prima che stabilissi la pratica del Rosario, si
vedevano solo balli, immodestie, stravizi, litigi e divisioni; si udivano
giuramenti falsi, canzoni immorali e oscenità. Ora vi si odono
solo cantici e salmodie spirituali, vi sono persino edificanti gruppi
di venti, trenta, cento e più persone che, a un'ora convenuta
si incontrano per cantare le lodi al Signore, come fanno i religiosi.
In alcune parti si usa recitare il Rosario in comune ogni giorno, in
tre distinti momenti della giornata.
Purtroppo, come dappertutto, vi sono i riprovati anche là dove
abitate. Siatene certi: anche da voi non mancheranno i perversi che
trascureranno di venire al Rosario, che fors'anche ne rideranno e faranno
il possibile, con maligne insinuazioni e cattivo esempio, per impedirvi
di perseverare nella pia pratica. Ma non cedete; e non meravigliatevi
del loro modo di agire: un giorno questi infelici saranno per sempre
separati da Dio e esclusi dal paradiso come quaggiù essi si separano
dalla compagnia di Gesù e dei suoi fedeli servi e serve. ROSA QUARANTASETTESIMA Recitare il Rosario con fede, umiltà...
[136] O anime fedeli, membri del Corpo di Cristo, popolo di Dio, separatevi
dai malvagi, sottraetevi da coloro che rischiano di dannarsi a causa
della loro empietà, mancanza di devozione e accidia; non perdete
tempo a decidervi di recitare il Rosario con fede, con umiltà,
fiducia e perseveranza. Chi pensa seriamente al comando di Gesù
di pregare sempre, e considera l'esempio ch'Egli stesso ce ne diede
e il bisogno estremo che abbiamo della preghiera a motivo delle nostre
tenebre, ignoranze e debolezze, a causa dei nostri nemici spirituali,
costui, certo, non si accontenterà di recitare il Rosario una
volta all'anno, come esige la confraternita del Rosario perpetuo, o
una volta alla settimana come prescrive quella del Rosario ordinario,
ma lo reciterà ogni giorno, puntualmente, come prescrive la confraternita
del Rosario quotidiano, la quale ricorda l'esigenza di provvedere alla
propria salvezza. [137] E' necessario pregare sempre, senza
stancarsi (Lc 18,1): sono parole eterne di Gesù che bisogna credere
e mettere in pratica se non si vuol essere dannati. Spiegatele come
volete, purché non interpretiate alla moda, con l'intenzione
di viverle solo “alla moda”. La vera spiegazione, del resto,
è quella data da Nostro Signore stesso con i suoi luminosi esempi:
“Vi ho dato l'esempio affinché anche voi facciate come
ho fatto io a voi" (Gv 13,15). “Si recò sul monte
a pregare e trascorse tutta la notte in orazione” (Lc 6,12). Come
se il giorno non gli bastasse, egli impiegava anche la notte a pregare.
Gesù soleva ripetere agli apostoli anche queste altre: “Vegliate
e pregate” (Mt 26,41). L'animo è debole, la tentazione
è sempre insidiosa e continua; senza la preghiera costante la
caduta è inevitabile. Gli apostoli pensarono che l'invito del
Salvatore fosse soltanto un consiglio, interpretarono erroneamente la
sua parola e caddero nella tentazione e perfino nel peccato, pur essendo
della compagnia di Cristo Gesù. [138] Caro confratello, se tu credi bene
vivere secondo l'andazzo dei tempi - “alla moda”, come ho
detto poco prima - cioè indulgere di quando in quando a qualche
peccato mortale, pronto poi a confessartene quanto prima, oppure evitare
solo le colpe più grossolane e scandalose, preoccupato di salvare
le apparenze dell'onestà, non è, certo, necessario far
tante preghiere o dire tanti Rosari: ti basterebbe una preghierina affrettata
al mattino e alla sera, qualche Rosario imposto per penitenza, alcune
dozzine di Ave Maria biascicate sbadatamente quando ti prendesse l'estro.
Ce n'hai d'avanzo per vivere da cristiano formalista; facendo di meno
ti avvieresti al libertinaggio, facendo di più cadresti nella
singolarità, nel bigottismo, [139] Se tu, invece, da vero buon cristiano,
sinceramente risoluto a salvare l'anima e a camminare sulle orme dei
Santi, vuoi evitare il peccato, rompere ogni laccio del demonio e spegnere
il fuoco delle passioni, allora prega, prega sempre come insegnò
e ordinò Nostro Signore. Ti occorre, dunque, per lo meno recitare
ogni giorno il Rosario o altra preghiera equivalente. Ho detto: “per
lo meno”, poiché col Rosario quotidiano otterrai quanto
è necessario per tenerti lontano dal peccato mortale, per vincere
ogni tentazione in mezzo alle iniquità del mondo che travolgono
spesso anche i più forti, in mezzo alle fitte tenebre che possono
oscurare anche i più illuminati e in mezzo agli spiriti maligni
più che mai sperimentati, i quali, sapendo; d'aver poco tempo
per indurre al male, usano ogni astuzia e, purtroppo, ottengono successo.
Non ti sembra già una grazia insigne quella che ti offre il Rosario
se riesci a sfuggire da tutte le insidie e a salvarti? [140] Se non vuoi credere a quanto ti
dico io, credi almeno alla tua personale esperienza! Io ti domando:
quando tu facevi quel poco di preghiera e nel modo che usa il cristiano
mediocre, forse che eri capace di evitare certe gravi colpe che allora
alla tua tiepidezza parevano leggere? Apri, dunque, gli occhi e se vuoi
vivere e morire da santo, senza peccati almeno mortali, prega sempre:
recita ogni giorno il Rosario come già facevano i confratelli
agli inizi della Confraternita (vedi più sotto la prova di quanto
dico). Quando la Madonna lo consegnò a san Domenico, gli ordinò
di recitarlo e farlo recitare ogni giorno; perciò il Santo non
riceveva nella Confraternita alcuno che non fosse deciso alla recita
quotidiana.
Attualmente nella Confraternita del Rosario ordinario si domanda solo
la recita settimanale, ma ciò è da attribuire al rallentare
del fervore ed al raffreddamento della carità. Non si può
pretendere di più da chi prega quasi controvoglia: ma all'inizio
non era così (Mi 19,8). [141] Altre tre cose da notare:
1) se vuoi entrare nella Confraternita del Rosario quotidiano e partecipare
alle preghiere ed ai meriti degli associati non basta essere già
iscritti nell'altra Confraternita, detta ordinaria, o fare unicamente
la promessa di recitare il Rosario ogni giorno, ma devi dare il tuo
nome a chi ha la facoltà di accettare l'iscrizione in quella
Confraternita (e sarà bene che ti confessi e comunichi in tale
circostanza), perché il Rosario ordinario non contiene quello
quotidiano, come, viceversa, il quotidiano contiene quello ordinario;
2) rigorosamente parlando non v'è alcuna mancanza, neppure veniale,
se si omette la recita del Rosario quotidiano, settimanale o annuale;
3) quando una malattia, una legittima obbedienza o necessità
o dimenticanza involontaria causano l'omissione del Rosario, allora
non solo ne hai egualmente il merito ma pure partecipi al merito dei
Rosari che recitano gli altri confratelli; non è, quindi, assolutamente
necessario che l'indomani tu dica due Rosari per supplire a quello non
recitato senza tua colpa. Se la malattia ti permette di recitare anche
solo una parte del Rosario, tu lo devi fare.
Signore Gesù, beati i confratelli del Rosario quotidiano che
ogni giorno ti sono accanto, nella casetta di Nazareth o sul Calvario
presso la tua croce o vicini al tuo trono in cielo, intenti a contemplare
i tuoi misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Quanto sono felici qui
in terra per le grazie particolari che prodighi loro e quanto saranno
felici in cielo dove ti loderanno più particolarmente nei secoli
eterni (1Re, 10,8; Sal 84,5). [142] Bisogna recitare il Rosario con
fede, ricordando le parole di Gesù: “Tutto quello che domandate,
abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato” (Mc
11,24). Egli ti dirà: “Va, e sia fatto secondo la tua fede”
(Mt 8,13). “ Se qualcuno di voi manca di sapienza la domandi a
Dio... La domandi però con fede, senza esitare” (Gc 1,6),
recitando il Rosario, e gli sarà concessa. [143] Occorre, inoltre, pregare con umiltà
come il pubblicano. Egli stava genuflesso, a terra e non con un ginocchio
levato, non sul banco come fanno più o meno gli orgogliosi. Se
ne stava in fondo al tempio, non nel santuario come il fariseo; teneva
gli occhi verso terra, non osando neppure guardare verso il cielo; non
teneva la testa alta né osservava qua e là come il fariseo.
Si batteva il petto, confessandosi peccatore e chiedendo perdono: O
Dio, abbi pietà di me peccatore (Mc 18,13); e non come il fariseo
che vantava le sue buone opere e disprezzava gli altri.
Guardati, dunque, dall'imitare l'insolente preghiera del fariseo che
lo rese ancor più indurito e maledetto; imita invece l'umile
contegno del pubblicano che gli ottenne il perdono dei peccati.
Ancora: rifuggi da quanto sa di straordinario e non desiderare né
chiedere di avere singolari rivela-zioni o grazie eccezionali che Dio
talvolta comunica ad alcuni Santi, fedeli al Rosario; ti basti la fede,
ora che il Vangelo e tutte le devozioni sono stabilite a sufficienza.
Nei periodi di aridità, di disgusto o di afflizione interiore
non omettere mai una sia pure minima parte del Rosario: daresti prova
di orgoglio e di infedeltà. Invece, da bravo campione di Gesù
e di Maria, recita il Pater e l'Ave anche se ti senti povero di cuore
e di mente, cioè anche se non vedi né gusti nulla di confortevole,
sforzandoti di riflettere come puoi sui misteri. Non desiderare il pane
quotidiano accompagnato dal dolce o dal confetto come pretende il bambino;
ad imitazione più perfetta di Gesù agonizzante, proprio
quando avverti le maggiori difficoltà nel recitare il Rosario,
prolungane la recita; si dovrà dire di te ciò che è
detto di Gesù: “In preda all'agonia, pregava più
intensamente" (Lc 22,43). [144 ] Da ultimo: prega con ogni fiducia,
fondata sulla bontà e la liberalità infinita, di Dio e
sulle promesse di Gesù. Dio è, la sorgente di acqua viva
che si riversa incessantemente nel cuore di chi prega; Gesù è
il depositario della grazia e della verità divina. Ora il desiderio
più ardente del Padre nei nostri riguardi è di comunicarci
queste acque salutari di grazia e misericordia; ci dice Egli infatti:
“Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate
il Signore, venite all'acqua” (Is 51,1) nella preghiera. E se
non lo preghiamo, dolcemente Egli si lamenta di essere lasciato da parte:
“Essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva” (Ger
2,13).
Chiedere grazie a Nostro Signore è fargli piacere, più
gradito a Lui del piacere che prova la mamma quando il bambino si nutre
del suo latte. La preghiera è il canale della grazia di Dio:
attingiamola, quindi, da Gesù che ne è il fiduciario.
Se a Lui non si ricorre con la preghiera, come è doveroso per
tutti i figli di Dio, Egli se ne lamenta amorevolmente: “Finora
non avete chiesto nulla: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete,
bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7). E per ispirarci la
massima fiducia nella preghiera si è impegnato Egli stesso assicurandoci
che il Padre ci largirà quanto chiederemo nel suo Nome. ROSA QUARANTOTTESIMA Perseveranza nella devozione al Rosario
[145] Alla fiducia dobbiamo unire la perseveranza: soltanto chi persevera
nella domanda riceverà, nella ricerca troverà, nel bussare
gli sarà aperto. Non basta pregare per un mese, un anno, dieci
o vent'anni per chiedere al Signore una grazia: occorre tenere duro,
chiedere sino alla morte - se è il caso - decisi ad ottenere
quel che gli si chiede per la propria salvezza o a morire. Sì,
anche a morire: questa disposizione d'animo deve anzi accompagnare la
nostra perseveranza nella preghiera e la nostra confidenza in Dio, fino
a ripetere con Giobbe: “Mi uccida pure, non me ne dolgo”
(Gb 13,15), e da lui aspetterò quanto gli domando. [146] La liberalità dei grandi
e dei ricchi del mondo si manifesta nel prevenire con favori le persone
bisognose prima ancora che chiedano; Dio, invece, mostra la sua munificenza
nel lasciar chiedere e cercare per molto tempo le grazie che vuole concedere;
anzi, quanto più la grazia da accordare è preziosa, tanto
più a lungo la fa attendere. Il motivo? 1) perché la grazia
sia più abbondante; 2) perché chi la riceve ne abbia maggiore
stima e 3) perché si badi a non perderla dopo averla ricevuta:
non si apprezza molto ciò che si ottiene troppo presto e con
facilità.
Caro confratello del Rosario, sii dunque perseverante nel chiedere a
Dio col Rosario le grazie spirituali e materiali che ti abbisognano,
in particolare la grazia della divina Sapienza che è un tesoro
inesauribile (Sap 7,14), e non dubitare: presto o tardi l'otterrai purché
non tralasci il Rosario e non ti scoraggi a mezzo cammino: “Lunga
è la strada che ti resta ancora da percorrere” (1Re 19,7),
molte le avversità da affrontare, le difficoltà da superare,
i nemici da vincere prima d'aver accumulato abbastanza tesori per l'eternità;
molti i Pater e Ave che ti occorrono per guadagnarti il Paradiso e la
bella corona che attende ogni fedele confratello del Rosario.
“Tieni saldo quello che hai perché nessuno ti tolga la
corona” (Ap 3,11). Stai attento a che un altro più fedele
di te a dire il Rosario non porti via la tua corona. La tua corona:
essa era tua, Dio te l'aveva preparata, te l'eri già meritata
à metà con i tuoi Rosari ben recitati; ma poi ti sei fermato
per strada, la buona strada in cui correvi tanto bene (Cfr. Gal 5,7),
e così un altro ti è passato innanzi, è arrivato
prima; più diligente e più fedele di te egli con i Rosari
e le sue opere buone ha acquistato e pagato l'occorrente per avere quella
tua corona. “Chi mai li ha tagliato la strada” (Gal 5,7)
per conquistarla tu la corona? Ahimè, i nemici del Rosario che
sono numerosi! [147] Credimi, solo “i violenti
se ne impadroniscono” (Mt 11,12). Tali corone non sono per i timidi
che paventano i motteggi e le minacce del mondo; non sono neppure per
quei pigri e accidiosi che recitano il Rosario con negligenza o in fretta
o per abitudine, o solo di quando in quando, secondo il capriccio; non
sono neppure per quegli indolenti che si scoraggiano e disarmano non
appena vedono l'inferno scatenarsi contro il loro Rosario. Se tu, caro
confratello, pensi di metterti al servizio di Gesù e Maria col
dire ogni giorno il Rosario, preparati alla tentazione: “Figlio,
se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione”
(Sir 2,1). Non illuderti: gli eretici, i libertini, i frivoli, i mezzo-devoti,
i falsi profeti, tutti d'accordo con la tua natura contaminata e con
le potenze infernali, ti muoveranno nefanda crociata per farti abbandonare
questa pratica. [148] Per premunirti contro gli attacchi,
non dico degli eretici e dei dissoluti, ma dei così detti onesti
del mondo e perfino delle persone devote alle quali il Rosario non garba,
eccoti alcuni saggi del loro modo di pensare e di parlarne:
- “Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?”
(At 17,18).
- “Venite, tendiamo insidie al giusto perché ci è
di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni” (Sap 2,12).
- Che mai va biascicando questo cicalone di corone e di Rosari? che
cosa va borbottando di continuo?
- Che fannullone! altro non fa che recitare Rosari... farebbe assai
meglio a lavorare invece di perdersi in simili beghinerie!
- Eh sì, basta dire il Rosario e le allodole cadranno belle arrostite
dal cielo; il Rosario ci procurerà il pranzo!...
- Dice il Signore: aiutati che io ti aiuterò... perché,
allora, impastoiarsi con preghiere?... Una preghiera breve penetra in
cielo, un Pater ed un'Ave recitati bene sono più che sufficienti;
Dio non ha comandato il Rosario, cosa buona anzi ottima se c'è
tempo per recitarlo, ma non è per tale devozione che saremo più
sicuri di salvarci. Quanti Santi non l'hanno mai recitato!
- C'è gente che giudica tutto secondo la propria misura; indiscreti
che spingono ogni cosa all'esagerazione, scrupolosi che vedono il peccato
dove non c'è e dicono che andranno all'inferno quanti non recitano
il Rosario.
- Dire il Rosario va bene per le donnette ignoranti che non sanno leggere.
Perché dire il Rosario? non è forse meglio l'Ufficio della
Madonna o i Sette Salmi? Esiste forse una preghiera più efficace
dei Salmi dettati dallo Spirito Santo?
- Tu proponi di dire il Rosario ogni giorno? la tua risoluzione è
un fuoco di paglia e non durerà a lungo. Ed allora, non è
meglio impegnarsi in meno pratiche ed essere fedeli solo ad alcune?
- Andiamo, amico, credi a me: recita bene la preghiera del mattino e
della sera e lavora per il Signore nel corso della giornata; Dio non
ti chiede di più. Se tu non dovessi - come devi! - guadagnarti
di che vivere, allora potresti anche impegnarti a recitare il Rosario.
Recitalo, dunque, la domenica e nei giorni festivi, a tuo agio, ma non
nei giorni feriali quando è tempo di lavorare.
- Come? vuoi tenere in mano una corona così lunga, proprio da
donnetta? Macché, io ne ho viste di una sola decina che valgono
quanto quelle di quindici decine.
- Vuoi portare la corona alla cintura? Ma è una affettazione
di santità; mettitela al collo piuttosto, come usano gli spagnoli,
memorandi ruminatori di Rosari che incontri con una grande corona in
mano, pronti a colpire a tradimento con il pugnale che stringono nell'altra
mano. Lascia, lascia da parte queste devozioni esteriori; vera devozione
è quella del cuore, ecc. [149] Persone di talento, grandi dottori
ma poveri di spirito ed orgogliosi non ti consiglieranno mai il Rosario;
tenteranno piuttosto di convincerti a recitare i Sette Salmi penitenziali
o qualche altra preghiera. E così, se un buon confessore ti ha
imposto per penitenza di dire un Rosario per quindici giorni o per un
mese, basterà che tu vada a confessarti da uno di questi signori
perché tale penitenza ti venga commutata in altre preghiere o
in digiuni o messe o elemosine.
Ti accadrà pure di consultare qualche pio contemplativo - e ve
ne sono nel mondo - il quale non conoscendo per diretta esperienza l'importanza
del Rosario, invece di consigliartelo te ne allontanerà per avviarti
piuttosto alla contemplazione, come se Rosario e contemplazione fossero
incompatibili fra loro, come se i tanti Santi devoti del Rosario non
siano stati grandi contemplativi! Né mancheranno perfino i tuoi
nemici... di casa che ti attaccheranno e tanto più crudelmente
per il fatto che sei a loro intimamente unito. Intendo parlare delle
potenze dell'anima e dei sensi del corpo, delle distrazioni della mente,
le aridità del cuore, gli abbattimenti morali e le malattie.
Tutti questi avversari, in combutta con gli spiriti maligni che si immischieranno,
ti strilleranno: ma lascia il Rosario! è il Rosario che ti dà
il mal di capo; lascialo, dunque; tanto, non è d'obbligo in coscienza.
Tutt'al più recitane solo una parte; i tuoi disturbi sono una
prova che Dio non vuole che tu lo dica; meglio ancora, rimandalo a domani,
quando starai in salute, ecc. [150] Insomma, caro confratello, il Rosario
quotidiano ha tanti nemici che io considero come uno dei più
segnalati favori del cielo la grazia di perseverarvi fino alla morte.
Sii perseverante, quindi, e non dubitare che in cielo avrai una splendida
corona, preparata in premio alla tua fedeltà: “Sii fedele
fino alla morte e ti darò la corona della vita” (Ap 2,10). ROSA QUARANTANOVESIMA A proposito delle indulgenze
[151] Perché possiate lucrare le indulgenze concesse ai confratelli
del Rosario, sono opportune alcune osservazioni.
L'indulgenza, in generale, è la remissione piena o in parte della
pena temporale dovuta per i peccati attuali già perdonati: remissione
possibile grazie al-l'applicazione, delle soddisfazioni sovrabbondanti
di Cristo Gesù, della Madonna e dei Santi, contenute nel tesoro
della Chiesa.
L'indulgenza plenaria è la remissione totale della pena dovuta
al peccato; la parziale, invece, (per esem-pio di cento o mille anni)
è la remissione di quella pena che nei primi tempi della Chiesa
sarebbe stata condonata dopo una, penitenza sostenuta per un tanto di
tempo e imposta dagli antichi canoni della Chiesa, secondo la qualità
delle colpe. Faccio un esempio: se quei canoni prescrivevano per un
solo peccato mortale sette anni di penitenza (talvolta anche dieci o
quindici anni!) il reo di venti peccati mortali avrebbe dovuto fare
per lo meno sette volte vent'anni di penitenza. Questo in teoria; in
concreto erano previste altre disposizioni. [ 152] Le condizioni per l'acquisto delle
indulgenze annesse al Rosario sono tre: 1) essere veramente pentiti,
confessati e comunicati, come è prescritto dalle Bolle delle
Indulgenze; 2) non conservare il minimo affetto a nessun peccato veniale,
se si tratta di indulgenze plenarie; persistendo, infatti, un tale affetto
rimane la colpa, rimanendo la colpa non è rimessa la pena dovuta;
3) recitare preghiere e compiere le buone opere prescritte dalle Bolle.
Secondo la mente dei Pontefici, si possono acquistare le indulgenze
parziali, pur non lucrando la plenaria; in tal caso non sarà
sempre necessario essere confessati e comunicati. E questo vale per
le indulgenze annesse alla recita del Rosario, alle processioni, alle
corone benedette, ecc. Tutte occasioni da non trascurare. [153] Il Flammin e numerosi autori riferiscono
che una donzella di distinta famiglia, una certa Alessandra, miracolosamente
convertita e iscritta nella Confraternita del Rosario da san Domenico,
dopo la morte apparve al Santo per dirgli che era condannata a rimanere
settecento anni in purgatorio a causa di colpe commesse e fatte commettere
ad altri con le sue vanità mondane, e lo pregò di venirle
in aiuto chiedendo ai confratelli del Rosario di suffragare la sua anima:
ciò che san Domenico, fece.
Quindici giorni dopo ella riapparve splendente più del sole,
ringraziò il Santo di essere tanto sollecitamente liberata dal
Purgatorio per le preghiere dei confratelli ed informò il Santo
d'essere venuta anche per supplicarlo, da parte delle anime in stato
di purificazione, di continuare a predicare il Rosario e a sollecitare
i loro parenti a renderle partecipi del merito dei propri Rosari. Esse,
poi, li avrebbero ricompensati largamente non appena fossero giunte
in paradiso. [154] Per agevolarvi l'esercizio del
Rosario ecco alcuni metodi di recitarlo santamente con la meditazione
dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi di Gesù e di Maria.
Adottate quello che sarà più di vostro gusto; anzi, voi
stessi potrete comporne un altro, come già fecero non pochi Santi. Il manoscritto non porta la 50a Rosa,
che forse nell'intenzione dell'autore è costituita dai metodi
per recitare il S. Rosario. Questi sono pubblicati a parte (n. 1-6)
insieme ad altri che non figurano nel manoscritto del SAR.
L'eccellenza del Santo Rosario nell'origine e nel nome
L'eccellenza del Santo Rosario nelle preghiere che lo compongono
L'eccellenza del Santo Rosario nella meditazione della vita e della passione di N.S. Geù Cristo
L'eccellenza del Santo Rosario nelle meraviglie da Dio operate in suo favore
Modo di recitare santamente il Santo Rosario
|